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Paure e fobie - Caso 2 Joy, intervista al veterinario comportamentalista

Dott. Daniele Merlano - veterinario comportamentalistaIntervista al dott. Daniele Merlano,
veterinario comportamentalista,
esperto del comportamento e consigliere SISCA

Dottore, si ricorda cosa ha potuto osservare la prima volta che ha visto Joy?
L'osservazione diretta sul cane era di un cane estremamente inibito, cioè non si muoveva letteralmente da un angolo, loro erano seduti davanti a me e il cane non stava vicino né alla proprietaria né al marito.

La cagnolina stava in un angolo e quando il proprietario allungava la mano lei tremava anche di più, infatti il loro problema iniziale era addirittura che non riuscivano neanche a toccarla, se lui si muoveva più velocemente la cagna si bloccava completamente, con lei era più gestibile. Joy aveva una forte inibizione.

Qual era il motivo della visita?
Il motivo della visita era che non riuscivano a giocarci, il cane aveva estremamente paura, loro non riuscivano a portarla fuori e anche in casa non riuscivano a stabilire una relazione. La cagna quasi non usciva da una stanza, addirittura si infilava sotto al divano e non veniva più fuori. Nell'area dove loro mangiavano la cagna arrivava, poi si bloccava e rimaneva chiusa, era interessata a loro ma troppo inibita per avvicinarsi.

In quell'occasione ha fatto una diagnosi e prescritto una terapia?
Dopo aver effettuato una osservazione diretta e aver effettuato l’anamnesi (il tutto avviene in circa 45 min- 1 ora), la diagnosi era una sindrome da privazione sensoriale di II livello, ma la cagnolina era con loro da poco tempo e non avevano effettuato una corretta comunicazione per cui nella fase iniziale ho preferito utilizzare solo la terapia comportamentale associata al DAP e lo zylkene. Quello che si vede sempre nei patologici è la rigidità di comportamento l’incapacità di dare delle risposte adattative agli stimoli ma non sempre è facile comprendere le loro capacità. Joy era molto inibita ma la capacità di leggere era di un certo livello, cosa insolita in un patologico, certamente l’ età era una componente. Dopo due settimane era chiaro che la cagna fosse estremamente intelligente, ma era necessario intervenire con una terapia farmacologica per renderla in grado di recepire qualcosa. C'era un'unica scelta, un farmaco ansiolitico che rilanciasse l'attività ludica e che diminuisse la sintomatologia neurovegetativa. Serviva fondamentalmente un inibitore delle monoamminossidasi, insieme è stato utilizzato l'adaptil e associato a questo una terapia comportamentale impostata sul gioco, all'inizio esclusivamente all'interno delle mura domestiche. Non perché quello che avveniva fuori casa non fosse importante ma perché era una questione insormontabile in quel momento, era già un grosso risultato che la cagna potesse uscire a fare pipì. Bisognava assolutamente migliorare la relazione con i proprietari utilizzando il loro corpo come palestra per il cane, utilizzando l'azione favorevole del farmaco e comunicando bene, ad es. curando la cinetica e muovendosi lentamente. Il farmaco rilancia l'attività ludica intervenendo sui circuiti cerebrali del premio perciò per la cagna diventa più facile leggere gli stimoli di gioco. In tutta la prima fase i proprietari hanno giocato con il loro corpo,ad es. la facevano avvicinare e iniziavano a farsi toccare facendola passare in mezzo alle gambe e prendendo confidenza spontaneamente con il loro corpo, ricompensandola sempre per questo.

I proprietari lamentavano che il cane avesse una gran paura dell'autobus e della macchina, cosa è stato fatto per superare queste paure?
Lì ci siamo arrivati molto dopo. Superata una prima fase in cui la cagna ha avuto risultati brillanti tanto che io per primo pensavo che avesse ormai preso il via e che fosse sufficiente lasciare agire il selgian: loro comunque si muovevano bene e stavano imparando a comunicare bene anche all'esterno. Solo che non è andata così perché la cagna è andata bene sì, ma solo fino ad un certo punto! Dopo le prime due settimane i risultati erano stati brillanti con addirittura riflessi anche all'esterno, a quel punto il lavoro sembrava ben avviato e pensavo di dover effettuare pochi controlli nei mesi successivi. Così non è stato perché la cagna ha migliorato per un po' e poi si è bloccata, cioè era rimasta una fobia importante della macchina e una fobia in generale dei rumori forti, raggiungendo il culmine con l'autobus.

Inoltre il tentativo di un educatore di risolvere il problema con tecniche inadatte ad un cane così fragile non ha fatto altro che acuire il disagio. Anche la comunicazione dei proprietari in strada, impostata correttamente, stava scivolando verso il tentativo di controllare il cane quando tirava. Il problema non era far sì che non tirasse, ma che si interessasse ad una più sana esplorazione dell'ambiente. Nella visita precedente, quando ero stato così ottimista, la cagna aveva fatto un grosso cambiamento dal punto di vista esplorativo. Rispetto all'inizio, quando era rimasta bloccata in un angolo, dopo due settimane era entrata in ambulatorio con la coda a bandiera, l'avevo vista esplorare, quindi indubbiamente i proprietari avevano fatto un buon lavoro perché non è il farmaco che dà la capacità olfattiva. Dopo due mesi, invece, c'era stata una regressione con il cane che non esplorava all'esterno, bloccata sul guinzaglio, aveva paura di salire in macchina nonostante fosse utilizzata per portarla al parco. C'era qualcosa che non rientrava nella norma.

A quel punto ho suggerito di chiamare te, un educatore cinofilo che potesse seguirli passo passo nella terapia comportamentale, anche perché sono saltati fuori anche altri sintomi. Prendendo sicurezza in sé alcuni comportamenti legati alla paura si sono trasformati da completamente inibiti ad abbaio per allontanare le persone, soprattutto quando si sentiva più sicura nel suo territorio. Nulla di veramente preoccupante, tanto che per un po' abbiamo mantenuto il farmaco, anche se non è il più adatto per questa sintomatologia.

Ogni farmaco ha vantaggi e svantaggi ad es il farmaco che stavamo utilizzando ha il vantaggio di rilanciare l'attività ludica, è ansiolitico, dall'altro lato il cane deve essere messo in condizione di applicare la voglia che ha di giocare, altrimenti va in frustrazione.

Successivamente dopo uno svezzamento corretto dal primo farmaco ho prescritto un inibitore della ricaptazione della serotonina che ha un'azione più inibente sul comportamento aggressivo, questo farmaco sarebbe stato controproducente nella fase iniziale ma a questo punto era il più adatto perché il quadro generale era migliorato ma visto che il problema grosso rimaneva l'autobus e il comportamento aggressivo nei confronti delle persone che entravano in ufficio, ho provato ad usare un farmaco che ha un'azione ansiolitica anch’esso ma permettesse una lettura più calma degli stimoli.La sua azione ansiolitica è legata al rimodellamento sociale, rende meno reattivo il cane e gli dà il tempo di gestirsi meglio lo stimolo e di reagire in maniera meno impulsiva. Questo farmaco è stato associato allo zylkene che ha un'azione ansiolitica di natura diversa rispetto al primo, intervenendo sui recettori GABA. Il miglioramento è stato notevole.

Qual è stata la strategia vincente?
In questo caso una grossa spinta l'ha data la collaborazione tra il veterinario comportamentalista e l'educatore cinofilo. E' chiaro ed è dimostrato scientificamente nell’uomo che la terapia comportamentale associata ad un corretto approccio farmacologico può dare ottimi risultati. L'approccio farmacologico è pensato non tanto in funzione della diagnosi quanto del tipo di lavoro che si deve fare. E' assolutamente necessario sapere esattamente quale sia la causa ( diagnosi nosografica ) e quale sia lo stato del cane (diagnosi funzionale) per scegliere i farmaci adatti rispetto ai disturbi neurovegetativi presenti ma rimane il fatto che il farmaco serve a rendere ottimale il lavoro dal punto di vista della terapia comportamentale.

In riferimento a quest’ultimo il concetto base deve essere che per apprendere il cane ha bisogno del gioco, ad es. se c'è gioco non ci può essere paura.

Grazie alla enorme voglia di cooperare della specie canina in generale, e con l’essere umano in particolare, con alcuni cani si riesce ad ottenere risultati anche con metodi coercitivi, ma attenzione: non sullo stato mentale ma sulla performance, questi cani lavorano anche con il collare a strozzo, o meglio lavorano nonostante il collare a strozzo, e il proprietario è soddisfatto dei risultati anche se magari il cane sta tremando.

Un patologico non può lavorare così, una cagna come Joy con il collare a strozzo la distruggi. Con un patologico non hai scelta devi lavorare attraverso il gioco.

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