problemi comportamentali

Le patologie comportamentali conclamate, quali disordine mentale, aggressività intra- e inter-specifica, l'ansia da separazione, le marcature in ambiente domestico, la sindrome da iperattività (HS-HA), i comportamenti disobbedienti, le stereotipie e le fobie, esulano dalla nostra attività e sono di competenza del veterinario comportamentalista. Ci sono molti casi, però, al limite della patologia: ad esempio, una cosa è la paura di un forte rumore improvviso e un conto è la fobia del temporale o dei botti di capodanno oppure è diverso il cucciolo che fa pipì in casa per cattiva abitudine dal cane adulto che marca il territorio in cui vive.

Per stabilire quando sia necessario l'intervento del comportamentalista è bene monitorare alcuni parametri, legati soprattutto all'aggressività:

  • iposocializzazione intra ed interspecifica: a volte i cani adottati dai canili e vissuti in ambienti di deprivazione non hanno avuto modo di socializzare né con altri cani né con le persone o con altri animali; il risultato potrebbero essere cani paurosi di ciò che non conoscono oppure aggressivi e difficilmente gestibili in famiglia. In generale, i cani che non sono cresciuti per un tempo sufficiente con la mamma e i fratelli non sono in grado di comunicare efficacemente con i loro simili, semplicemente perché non hanno imparato il linguaggio del corpo e i segnali di calma.
  • controllo del morso ed eccitazione nel gioco: il controllo del morso è un'abilità che il cane impara giocando con gli altri cuccioli e grazie all'intervento della mamma che interrompe le azioni di gioco troppo irruente; i cuccioli che non hanno potuto sperimentare il gioco sotto il controllo di una mamma premurosa e che non hanno seguito un programma di rieducazione saranno adulti incapaci di controllare il morso e di tenere a freno l'eccitazione durante il gioco.
  • intolleranza alle manipolazioni: molti cani non permettono nemmeno ai loro proprietari di spazzolarli, lavarli, asciugarli, controllare zampe e orecchie; questo può dipendere da paura per esperienze pregresse, da mancanza di fiducia nel proprietario e nelle persone in genere o da questioni gerarchiche all'interno della famiglia. Bisogna, quindi, valutare le motivazioni che spingono il cane a questo comportamento e decidere di conseguenza la “terapia” più adatta.
  • ingestibilità dal veterinario o in auto o in situazioni nuove: è di solito dovuta a stress; le condizioni possono essere molto varie e il cane può esibire comportamenti diversi da atteggiamenti remissivi all'abbaio, alla rigidità, al ringhio o addirittura al morso. Anche in questo caso si deve valutare il livello di stress, se è legato solo ad una situazione particolare o se è cronico, se il proprietario è comunque in grado di gestire il cane e l'eventuale pericolosità.
  • paure, fobie: nel campo delle paure e delle fobie ci si trova spesso al limite tra comportamenti da stress acuto e patologie vere e proprie; è quindi importante indagare con opportuni questionari al proprietario se sia o meno il caso di rivolgersi al comportamentalista.

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Barbara Gallicchio,“Lupi travestiti. Le origini biologiche del cane domestico”,Edizioni Cinque, 2001

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